Brexit, l’Irlanda lancia la sfida per la riunificazione

La presidentessa dello Sinn Féin prepara un ambizioso traguardo politico, la celebrazione del referendum per l’ingresso delle dodici contee dell’Ulster nella Repubblica d’Irlanda. La strada però è ancora lunga, e non è spianata.

Il Covid aveva bloccato tutto, il Regno Unito aveva ben altro a cui pensare, nei primi mesi di questo 2020: altro che gli accordi per l’uscita dall’Unione Europea. Le lancette dell’orologio che segna il tempo mancante a Brexit non si sono mai fermate, semplicemente avevamo smesso di guardarle. Ma ora che manca poco, il giorno fatale è fissato per il 31 dicembre 2020, gli sguardi sono tornati a osservare l’inesorabile scansione delle lancette e la sensazione, man mano che ci si avvicina alla mezzanotte, è che il tempo non possa bastare. Riprendono le tensioni fra Regno Unito e Unione, e su questo siamo tutti debitamente informati, ma riprende anche l’organizzazione dei partiti indipendentisti nelle periferie celtiche del regno e all’orizzonte si profilano delle sfide importanti.

Il fischio d’inizio lo dà la presidentessa dello Sinn Féin, partito che opera in tutta l’isola d’Irlanda, sia nella sua parte repubblicana che nelle sei contee dell’Ulster che sono rimaste insieme al Regno Unito. «La Brexit accelera il processo per un referendum sulla riunificazione irlandese» ha in sostanza detto Mary Lou McDonald, ma di strada da fare ce ne è ancora parecchia, sebbene gli equilibri demografici in Irlanda del Nord siano ormai sconvolti.

Sorpasso demografico

Nel 2021, infatti, dovrebbe arrivare il tanto atteso sorpasso da parte della popolazione cattolica, per usare una formula un po’ anacronistica, rispetto a quella protestante. Ma il mutamento demografico non comporta una relazione deterministica con il mutamento politico: non tutti i cattolici, o irlandesi di etnia celtica se vogliamo metterla in altri termini, sono automaticamente sostenitori della riunificazione. Secondo le argomentazioni di Anthony McIntyre, ex membro dell’Irish Republican Army – l’esercito indipendentista irlandese negli anni della guerra civile che sconvolse l’Ulster – riportate dal corrispondente da Dublino del Guardian Rory Carroll, «L’attrazione del sistema sanitario nazionale e altri benefici derivanti dalla permanenza nel Regno Unito sposterebbero il voto in quella direzione». La McDonald dal canto suo pensa però che questo problema sia facilmente aggirabile: «La promessa di un’Irlanda nuova, progressista e con un sistema sanitario sul modello del NHS britannico, farebbe guadagnare abbastanza voti». Da quest’aspetto del dibattito emerge una costante valida generalmente per le isole britanniche, anche il successo dello Scottish National Party – che arrivò al 46% di sì nell’ultimo referendum per l’indipendenza e che punta a proporne un altro a breve – si basò più su questioni sociali che su aspetti legati al nazionalismo schietto.

Ma perché Brexit dovrebbe accelerare il processo di riunificazione dell’Irlanda? Il punto è che con il ritorno delle frontiere fra Regno Unito ed Unione Europea si apre il problema del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Gli accordi di pace del Venerdì Santo 1998 che hanno posto fine alla guerra civile sanciscono che non debba esistere, ma se così fosse l’Irlanda del Nord si trasformerebbe in una sorta di zona franca, porta d’ingresso nel Regno Unito per tutto ciò che proviene dall’Europa senza i controlli che sarebbero invece presenti nei porti e aeroporti della Gran Bretagna. Inaccettabile, per la destra inglese, che però non è in grado di trovare una soluzione che non metta a rischio la pace del 1998 che, per quanto strano possa sembrare, non è così solida. D’altra parte la Repubblica d’Irlanda sa di avere parecchi alleati in giro per il mondo, sia nell’Europa contintentale che all’interno del parlamento statunitense che potrebbe così, per rappresaglia, bloccare qualsiasi accordo commerciale fra USA e UK, unica vera speranza di Londra di superare senza gravi ripercussioni economiche l’addio all’Unione Europea.

Mary Lou McDonald incontra i parlamentari statunitensi filoirlandesi

Una sfida ambiziosa

Lo Sinn Féin, al momento, si trova all’opposizione, sia in Irlanda del Nord che nella Repubblica. In quest’ultima è risultato il primo partito delle ultime elezioni con il 24% dei voti, ma è stato tagliato fuori dal governo dall’alleanza di centrodestra tra il Fine Gael del presidente del consiglio Leo Varadkar, il Fianna Fail, il partito storicamente più forte nel paese, e i Verdi. Nell’Ulster, invece, si è piazzato secondo, con il 27,9% dei voti contro il 28,1% degli unionisti di destra del Dup. È comunque dato in forte crescita, e gli ultimi sondaggi gli assegnano nella Repubblica il 32% delle preferenze tanto che, considerate le tensioni all’interno della coalizione di governo, il corrispondente del Guardian definisce la McDonald come primo ministro in pectore.

Ora Mary Lou McDonald, che ha superato in primavera anche una polmonite causata dal Covid, punta a capitalizzare questa crescita e lo fa proponendo un orizzonte politico incredibilmente ambizioso, quello della riunificazione. Teoricamente, gli stessi accordi del Venerdì Santo dicono che prima o poi un referendum si dovrà tenere, ma un’Inghilterra sempre più sovranista difficilmente sarà disposta a cedere in breve tempo su questo fronte, sebbene la cultura politica britannica sia molto più favorevole all’autodeterminazione referendaria rispetto, per esempio, a quella spagnola.

La chiave di un’eventuale successo starà quasi certamente nella capacità dei partiti irlandesi che sostengono attivamente la riunificazione di garantire equità e inclusione anche a quei cittadini dell’Irlanda del Nord che non si sentono particolarmente attratti dalla prospettiva repubblicana, ivi compresi dunque quegli irlandesi di origine britannica che non sono sostenitori attivi dell’unionismo protestante di destra.

Brexit: Ireland needs to press for reunification vote, says Sinn Féin https://www.theguardian.com/politics/2020/oct/01/brexit-ireland-press-reunification-vote-sinn-fein-mary-lou-mcdonald

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