Giustizia sarda, due pesi e due misure sull’occupazione militare. Archiviazione per i generali, rinvio a giudizio per gli oppositori

Collegare le esercitazioni militari all’inquinamento nella zona del Poligono di Teulada? Impossibile. Almeno secondo la Procura della Repubblica di Cagliari, che ha chiesto l’archiviazione delle indagini a carico di cinque generali dell’Esercito: Giuseppe Vallotto, Claudio Graziano, Danilo Errico, Domenico Rossi e Sandro Santroni. L’inquinamento c’è, il Pubblico Ministero Emanuele Secci lo definisce – secondo quanto riportava ieri l’Unione Sarda in un articolo a firma di Andrea Manunza – irreversibile e ci sono anche i morti e gli ammalati per patologie tumorali. Secondo i periti della Procura, però, sarebbe impossibile dimostrare una relazione causa-effetto tra questi elementi e lo svolgimento delle esercitazioni militari, cominciate con l’istituzione del poligono nel 1956 a seguito del famigerato Bilateral Infrastructure Agreement, firmato nel 1954 da Italia e Usa senza passare per l’approvazione parlamentare. Insomma, in una zona che a un primo sguardo sembrerebbe tutto sommato incontaminata da altri agenti inquinanti rilevanti, una delle più probabili cause di una situazione drammatica a livello ambientale e sanitario (oltre che economico), ossia lo svolgimento ininterrotto di esercitazioni militari a fuoco da 70 anni, non viene presa in considerazione.

Ovviamente non ci stanno i legali delle vittime e dei residenti, che hanno presentato opposizione alla scelta della Procura. L’udienza si terrà il 30 settembre prossimo: lì la Giudice delle Indagini Preliminari, Maria Antonietta Tedde, dovrà decidere se accogliere la richiesta di archiviazione o ordinare una proroga delle indagini, secondo le indicazioni arrivate dai legali delle parti offese. I quali lamentano in sostanza l’inconsistenza dell’inchiesta della Procura, e chiedono di integrarla con vari atti fino ad ora non compiuti. Stando a quanto riporta l’articolo dell’Unione, la richiesta riguarda l’acquisizione delle schede dei sistemi d’arma usati nel poligono – per definire con precisione le sostanze nocive presenti e i rischi ambientali e di esposizione dei residenti -; il rilevamento di eventuali tracce di contaminazione nel bestiame secondo criteri scientifici; l’integrazione delle consulenze ambientali ed epidemiologiche; l’acquisizione dei dati epidemiologici sui militari di stanza nel poligono; l’accertamento di possibili altre fonti inquinanti nel territorio e infine l’individuazione della catena di comando e dunque dei responsabili per il controllo all’interno dell’Esercito e della struttura del Ministero della Difesa. Tutti atti che, se non venissero compiuti, lascerebbero molte perplessità sulla completezza delle indagini finora svolte.

La solerzia invece non è mancata nell’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari, guidata dal Pubblico Ministero Guido Pani, che ha messo nel mirino 45 esponenti a vario titolo del movimento sardo contro l’occupazione militare. L’accusa, per cinque di loro, è addirittura quella di terrorismo e per loro è stata emessa una richiesta di sorveglianza speciale. L’udienza, per questa inchiesta, è fissata al 27 gennaio 2021.

Qui trovate il dossier sul Poligono di Teulada realizzato da A Foras.

(In copertina un lavoro del bel progetto Curatorias, che mostra le cicatrici lasciate da 70 anni di esercitazioni a Teulada)

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