“Dio riconoscerà i suoi”, la crociata di Sagan. Intanto nel gruppo si temono i tamponi di lunedì

Tour de France, settima tappa. Millau-Lavaur, 168 chilometri

«Novit enim Deus qui eius sunt», Dio riconoscerà i suoi. Questa la frase con cui, durante la crociata contro gli Albigesi all’inizio del XIII secolo, Arnaldo da Citeaux avrebbe invitato i soldati francesi a massacrare tutti quelli che incontravano, senza preoccuparsi se fossero fedeli di Santa Romana Chiesa o apostati ed eretici catari. I luoghi di quel genocidio – che oltre a estirpare l’eresia catara (o albigese che dir si voglia) servì a rendere definitivo il controllo francese sull’Occitania, uno dei centri politici e culturali più floridi d’Europa fino ad allora – sono gli stessi in cui è transitata oggi la settima tappa del Tour de France. L’arrivo nella cittadina di Lavaur, una delle principali roccaforti catare, conquistata con il massacro e il rogo di 400 civili di ogni età e sesso e l’impiccagione di 80 cavalieri.

Dio riconoscerà i suoi, ed è proprio quello che si devono essere detti i direttori sportivi della Bora Hansgrohe stamattina, quando hanno deciso di massacrare il gruppo con un ritmo infernale fin dai primissimi chilometri. Sfruttando il vento laterale, gli uomini di Peter Sagan hanno marciato come probabilmente marciava quella banda di criminali che era l’esercito dei baroni francesi nel 1200, desiderosi di conquistare e saccheggiare le ricche terre d’Occitania con la scusa di reprimere l’eresia. E hanno fatto danni, mettendo fuori dai giochi quasi tutti i velocisti, fra i quali la maglia verde Sam Bennett, arrivati al traguardo con più di 13 minuti di ritardo. Ma Sagan fa quasi la fine di Simon de Montfort, l’esecutore materiale degli ordini assassini di Arnaldo, ucciso da una pietra, forse lanciata da una catapulta manovrata da donne, durante l’assedio di Tolosa nell’estate del 1218. Dopo aver fatto lavorare i suoi come degli indemoniati, nella volata finale non sono dalla sua né la fortuna né le gambe. Fa a spallate un po’ con tutti, l’ultima volta gli è fatale: perde una pedalata e l’equilibrio, e quasi si ferma, riducendosi a spettatore degli altri. Ma insomma, Sagan non si può lamentare del tutto. La condizione non è quella splendida mostrata gli anni scorsi, ma facendo fuori Bennett è comunque riuscito a riprendersi la maglia verde e resta comunque il favorito per la vittoria finale nella classifica dei velocisti.

Ma l’attacco di Sagan e della Bora non è l’unico di giornata. Anzi, per quel che riguarda la classifica generale, la stoccata decisiva la mettono a segno a circa 40 chilometri dal traguardo quelli della Ineos. Il vento laterale, che aveva favorito la Bora nella prima parte, si rinforza e il team di Egan Bernal non perde tempo, apre il primo ventaglio e sorprende alcuni uomini di classifica. Un messaggio di forza, dopo che ieri si erano diffuse le voci di ulteriori difficoltà del capitano colombiano. A diffonderle l’olandese Bauke Mollema, che ha raccontato ai giornalisti di aver sentito Bernal urlare ai suoi di rallentare il ritmo sull’ultima salita. Ironia della sorte, Mollema è fra quelli che si fanno sorprendere dall’attacco Ineos. Restano indietro, con 1 minuto e 21 secondi di ritardo al traguardo, anche un favorito per la vittoria finale come lo sloveno Pogačar e altri uomini di classifica come l’australiano Ritchie Porte e il basco Mikel Landa Meana. Non escono dalla competizione per la generale, ma nelle prossime tappe dovranno inseguire e farsi strada verso le prime posizioni da cui si sono allontanati.

Il vincitore della tappa, tanto per cambiare, è il fenomeno belga Wout Van Aert. Un’altra volata notevole, che conferma le qualità del singolo e la natura del suo team, la Jumbo Visma, a metà fra la vecchia Sky che asfaltava le tappe di montagna e la vecchia Quickstep che vinceva (quasi) tutte le altre. La volata è un po’ confusa, Sagan come abbiamo già detto pecca di sfortuna e anche di condizione, ma anche Alaphilippe aveva tentato la stoccata, pur su un terreno non proprio adattissimo anche per un corridore veloce come lui. Anche lui però fa a spallate, col belga Stuyven, ed è costretto a smettere di pedalare. Dietro Van Aert, il norvegese Edvald Boasson Hagen e il francese Bryan Coquard.

Domani arrivano i Pirenei (che io ho colpevolmente fissato, nei giorni scorsi, il 9 e il 10 settembre). E c’è anche il primo gran premio della montagna Hors Catégorie, fuori categoria, l’ascesa al Port de Balés (1755 metri s.l.m.), 12 chilometri al 7,7% di media. L’ultima salita di giornata è una di quelle classiche delle campagne pirenaiche, il Peyresourde 10 chilometri al 7,8%. Chi scollinerà in testa avrà buone possibilità di giocarsi la vittoria, dato che a seguire c’è una discesa di 10 chilometri che porterà praticamente fino al traguardo. Occhio, perché sulla stampa gira un’analisi, sicuramente sensazionalista ma impossibile da escludere a priori, secondo la quale le tappe di domani e dopodomani potrebbero essere incredibilmente combattute. Perché? Perché lunedì, primo giorno di riposo, tutti i ciclisti verranno sottoposti al tampone obbligatorio. E se dovessero saltar fuori tre positivi, il Tour finirebbe. Non esiste nessuna regola scritta, ma l’idea degli organizzatori è quella di assegnare la vittoria a chi indossa la maglia gialla al momento dell’interruzione definitiva. E allora diventa evidente che le due tappe pirenaiche di sabato e domenica potrebbero essere decisive.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...