Garrisce la bandiera palestinese al Tour. Alaphilippe, penalizzato, perde la gialla

Tour de France, quinta tappa. Gap – Privas, 183 chilometri

Il ciclismo è uno sport di bandiere. A maggior ragione in una tappa come quella di oggi, in cui il vento forte, oltre ad aver addormentato la corsa, le ha fatte garrire senza posa. E la cosa più bella della tappa odierna è proprio una bandiera che ha salutato il gruppo quando mancavano 73 chilometri: quella palestinese.

Il ciclismo, infatti, è anche uno sport di sponsor e soldi. Da anni, per gli stati dal dubbio senso democratico, è un modo di legittimarsi nel mondo: lo fa il Kazakistan con la Astana, lo fanno Bahrein e Emirati Arabi Uniti con le squadre omonime. Lo fa da qualche tempo Israele, che dopo aver iniziato in sordina con una squadretta si è comprato la licenza World Tour, la massima serie del ciclismo mondiale, della Katusha e quest’anno compete con la Israel Start Up Nation in tutte le corse più importanti. Il passaggio fondamentale, per quest’ingresso di Israele nel mondo del ciclismo, era stato la partenza del Giro d’Italia nel 2018 da Gerusalemme, in occasione del settantesimo anniversario della nascita dello stato ebraico. Una scelta non casuale, intesa a rafforzare le campagne internazionali per il riconoscimento della città – che per il diritto internazionale dovrebbe essere divisa fra Palestina e stato ebraico – come capitale di Israele, al posto di Tel Aviv. Una scelta che valse al gruppo editoriale Rcs, proprietario della Gazzetta dello Sport e del Corriere della Sera, la cifra di 16 milioni di euro. Tanto pagò, secondo quanto raccontava Alberto Negri su Tiscalinews, Israele per garantirsi quella grossa vetrina internazionale che era la partenza del Giro d’Italia. Rcs e Israele non vollero farsi mancare nulla. Usurparono infatti anche la figura di Gino Bartali, al centro di una vicenda – mai chiarita definitivamente dal punto di vista storiografico – legata al salvataggio di alcuni ebrei italiani tra il ’43 e il ’44. I morti, si sa, sono testimonial perfetti: non possono rifiutarsi.

Ecco perché vedere quella bandiera, controllata a vista da due nerboruti gendarmi, è stato molto bello. Il ciclismo è uno degli sport professionistici più seguiti al mondo, gli interessi economici e politici che ci girano intorno sono inimmaginabili per noi comuni mortali, ma nelle strade su cui passa c’è spazio anche per altro. Una squadra palestinese forse non la vedremo mai sulle strade de Tour, ma quella bandiera c’era.

Passando alla cronaca, la corsa oggi è durata 20 chilometri. Nei 160 precedenti non è successo nulla. E non è un’iperbole: nessuna fuga, nessun brivido. Gruppo compatto e rilassato per quasi tutta la corsa, tranne che per una accelerata della squadra della maglia gialla Alaphilippe che però si esaurisce presto. Poi la corsa si impenna negli ultimi dieci chilometri, complici il vento e l’altimetria frizzante: la Ineos tenta il ventaglio, che è una tecnica che si mette in atto quando il vento arriva sul fianco dei corridori e serve a spezzare il gruppo, e riesce quasi a sorprendere la Jumbo. Quasi, perché i gialli del gran favorito Primoz Roglic riescono a riorganizzarsi e tornare in testa. E ci stanno fino al terzultimo chilometro, quando scatta la neutralizzazione. Tutti si rialzano tranne Wout Van Aert, impressionante talento fiammingo che quest’anno ha già vinto la Sanremo.

Van Aert è uno dei ciclisti più forti in circolazione, ha 26 anni e deve ancora arrivare al culmine della sua carriera. Nelle prime tappe è stato sfortunato e non ha potuto giocare le proprie carte in volata. Ieri ha lavorato come un mulo per il capitano Roglic, facendo un’andatura fortissima sull’ultima salita. Oggi, fresco come una rosa – grazie anche ai 160 chilometri di cicloturismo precedenti – si impone in volata, dopo aver preso la ruota di Cees Bol della Sunweb.

La tappa, dicevamo, è smorta. E infatti la notizia più importante dal punto di vista sportivo arriva quando la gara si è già conclusa. La giuria francese, caso raro, penalizza il beniamino di casa Alaphilippe per un rifornimento effettuato negli ultimi venti chilometri, quando il regolamento lo vieta. Venti secondi di penalizzazione, Alaphilippe perde la maglia gialla e che passa sulle spalle del britannico Adam Yates.

Domani si sfiora il Massiccio Centrale, la tappa va liscia per 150 chilometri e negli ultimi trenta prevede tre gran premi della montagna, l’ultimo di prima categoria, e arrivo in salita, per quanto non ufficiale. Potrebbero esserci movimenti in classifica generale? Forse. Non sarebbe assurdo aspettarsi una reazione di Alaphilippe, che però non sembra al top della condizione. I distacchi in generale sono comunque ridotti, quindi basteranno pochi secondi per prendersi la gialla.

ORDINE D’ARRIVO
1. Wout Van Aert         (Bel, Jumbo-Visma)         in 4h21’22”
2. Cees Bol              (Ned, Team Sunweb)                s.t.
3. Sam Bennett           (Irl, Deceuninck-QuickStep)       s.t.
4. Peter Sagan           (Svk)                             s.t.
5. Jasper Stuyven        (Bel)                             s.t.
6. Luka Mezgec           (Slo)                             s.t.
7. Bryan Coquard         (Fra)                             s.t.
8. Caleb Ewan            (Aus)                             s.t.
9. Clement Venturini     (Fra)                             s.t.
10. Hugo Hofstetter       (Fra)                             s.t.

CLASSIFICA GENERALE
1. Adam Yates         (Gbr, Mitchelton-Scott)      in 22h28’30”
2. Primoz Roglic      (Slo, Jumbo-Visma)            a     0’03”
3. Tadej Pogacar      (Slo, Uae Emirates)           a     0’07”
4. Guillaume Martin   (Fra)                         a     0’09”
5. Egan Bernal        (Col)                         a     0’13”
6. Tom Dumoulin       (Ned)                                s.t.
7. Esteban Chaves     (Col)                                s.t.
8. Nairo Quintana     (Col)                                s.t.
9. Miguel Angel Lopez (Col)                                s.t.
10. Romain Bardet      (Fra)                                s.t.
13. Thibaut Pinot      (Fra)                                s.t.
16. Julian Alaphilippe (Fra)                         a     0’16”
19. Alejandro Valverde (Esp)                         a     0’34”
21. Richard Carapaz    (Ecu)                         a     0’41”
30. Fabio Aru          (Ita)                         a     3’37”

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