L’ipocrisia dell’Europa, attacca la repressione in Bielorussia ma ha taciuto sulla violenza spagnola in Catalogna

Siamo ormai al terzo giorno di scontri, in Bielorussia, dopa la sesta rielezione del presidente Alexander Lukashenka. E arriva, come c’era da aspettarsi, una presa di posizione forte da parte dell’Unione Europea. A esporsi il capo della diplomazia comunitaria, Josep Borrell, catalano ed esponente del Partito Socialista Spagnolo. «La repressione violenta e gli arresti di manifestanti pacifici in Bielorussia devono finire. I bielorussi hanno diritto alla democrazia e ad elezioni libere ed eque. Seguiamo da vicino gli sviluppi e lavoriamo su una risposta Ue e una dichiarazione dei ministri degli esteri dei 27».

Tutto nella norma, non fosse che il pulpito su cui si issa Borrell per parlare ha dei seri problemi strutturali. Durante la stagione della violenta repressione poliziesca in Catalogna, l’ex ministro degli esteri spagnolo del governo Sanchez difatti non ha certo mostrato la stessa preoccupazione per la salute dei manifestanti. Non una parola in difesa dei manifestanti massacrati dalla violenza prima della polizia spagnola e poi dei Mossos catalani. Non solo, la tesi di Borrell era che gli indipendentisti avessero volutamente puntato allo scontro violento, come leggiamo in questa intervista concessa alla Stampa il 10 ottobre 2017.

Di Unión Europea en Perú from Lima, Perú – Josep Borrell, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=89104805

“La Generalitat voleva questa foto e l’ha ottenuta. Se si voleva impedire il referendum non c’erano molto scelte. Si doveva entrare nelle scuole”

Josep Borrell

“Le immagini sono molto brutte, tremende» ammette Josep Borrell con voce sinceramente triste, «sono catalano e soffro a vedere queste cose». Ma l’ex presidente del parlamento europeo, già ministro di Felipe Gonzalez, è un avversario tenace dell’indipendentismo, scrive libri e partecipa a dibattiti accesi. Le scene di violenza di ieri non gli fanno cambiare idea: «La Generalitat voleva questa foto e l’ha ottenuta» (…) «Speravo che i Mossos avessero agito con meno lassismo. È vero che il governo spagnolo si sarebbe potuto limitare a dire: questo referendum è una farsa, vi stampate le schede a casa e lasciare celebrare questa finta votazione. Ma se si voleva impedire il referendum non c’erano molto scelte. Si doveva entrare nelle scuole»”.

Gli indipendentisti catalani e tutti coloro che sostennero il referendum per l’autodeterminazione, però, non hanno mai fatto uso di violenza nel 2017. Negli autunni successivi, il livello del conflitto si è alzato, ma è innegabile che si trattò in massima parte di legittima difesa da parte dei manifestanti. Come se, d’altra parte, in Bielorussia le proteste si facessero lanciando palline di gommapiuma.

Giusto per ricordare, tra il 2017 e il 2019 sono stati migliaia i manifestanti feriti dalla polizia nelle proteste catalane, in qualche caso ci sono stati menomazioni permanenti, dovute soprattutto all’uso di proiettili di gomma.

Non si è fatta attendere la reazione di Carles Puigdemont, il presidente catalano all’epoca del referendum, oggi rifugiatosi in Belgio per sfuggire alla repressione della giustizia spagnola. «Mi dispiace molto, signor Borrell, ma lei, il suo partito e il vostro re avete sostenuto la violenza estrema della polizia contro le proteste pacifiche in Catalogna – ha dichiarato Puigdemont -. Per questo lei non ha l’autorità morale per rivolgersi a uno dei regimi più brutali d’Europa».

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