2- Nel bel mezzo della nuova Guerra fredda

Con il piede in due staffe

Il nuovo amministratore unico di CRS4 tra NATO e Huawei

Seconda puntata del racconto sui rapporti tra Regione Sardegna e Huawei. Qui raccontiamo de cambi al vertice di CRS4, la società pubblica che gestisce con i cinesi il progetto Smart & Safe cities. Un cambio di direzione che potrebbe preludere a un nuovo orientamento geopolitico del progetto, anche perché il ruolo del nuovo amministratore in progetti che coinvolgono colossi delle forniture areospaziali NATO non sembra essere molto consono a una relazione privilegiata con Huawei.

La relazione fra Regione Sardegna e Huawei ha comunque probabilmente i mesi contati, vista la piega che sta prendendo la nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Cina e visto che il rapporto riguarda proprio la rete 5G e i dati sensibili, che rappresentano uno dei principali campi di battaglia fra le due potenze. Ora, però, potrebbe esserci un’accelerazione: l’arrivo al vertice di CRS4 di Giacomo Cao potrebbe indicare una virata verso partner più vicini agli Usa.

La conferenza stampa della Regione sul nuovo impianto di test per propulsori missilistici di Quirra. Al centro Giacomo Cao, presidente del Distretto AeroSpaziale Sardo e da poche settimane amministratore unico di CRS4

È intorno al 5G che si consumano gli scontri più importanti del conflitto fra potenze che coinvolge direttamente Stati Uniti d’America e Cina e che riguarda però tutto il globo terracqueo. L’ultima arriva da Oltremanica, il Regno Unito ha deciso di far fuori Huawei dal settore entro il 31 dicembre 2020. E la questione non è di poco conto, perché fino a poco tempo fa sembrava che Boris Johnson e i suoi volessero resistere alle pressioni statunitensi.

Il Regno Unito ha escluso Huawei da tutto ciò che riguarda l’implementazione della propria rete 5G

A gennaio, infatti, dopo aver ricevuto dagli Usa un dossier che definiva «una follia» l’utilizzo delle tecnologie del colosso tecnologico cinese per l’implementazione della rete 5G nel Regno Unito, il governo britannico aveva risposto a tono. Secondo quanto riporta Antonio Dini sul Corriere, il capo dei servizi segreti interni (MI5) Andrew Parker affermava che non c’era alcuna ragione di pensare che la condivisione di intelligence tra Usa e Uk sarebbe stata a rischio a causa dell’utilizzo di apparecchiature Huawei. «È raro che un dirigente dell’intelligence britannica abbia argomentato che un rischio proveniente da Huawei possa essere gestito – scrive Dini -, e ancora più raro che lo abbia fatto in un commento pubblico. Questa decisione è stata vista come un modo per fornire un supporto futuro a Boris Johnson nel caso che questo decidesse di opporsi a Donald Trump su quest’argomento. E non a caso gli inviati di Trump hanno presentato un’abbondante documentazione che sostiene il contrario». Alla fine però, il Regno Unito si è adeguato alle pressioni del principale alleato e partner commerciale e il 14 luglio il ministro per il Digitale Oliver Dowden ha annunciato al parlamento di Westminster l’esclusione di Huawei dalle forniture per la rete 5G a partire dalla fine del 2020. Non solo, l’Ansa spiega che tutte le componenti attive ancora attive fornite da Huawei alle rete britanniche (a cominciare dal 4G) negli ultimi 15 anni andrannorimosse entro il 2027.

Nel frattempo, invece, ufficialmente in Sardegna si va avanti come se nulla fosse e Huawei rimane il principale partner della Regione nella sperimentazione della digital region che affonda i suoi presupposti nella trasformazione di Cagliari in una smart and safe city. Di cosa si tratta? Lo trovate nella prima puntata di questo racconto.

Il rapporto tra la Regione e Huawei sembra quasi essersi costituito nell’Iperuranio, dato che pare non risentire del clima da guerra fredda fra Usa e Cina. Eppure, come vedremo più avanti, qualche segnale di cambiamento sta iniziando ad arrivare. Il primo atto ufficiale arriva nel marzo 2016, con la firma del protocollo d’intesa tra Regione, CRS4 e Huawei avvenuta in occasione della rassegna CeBit 2016 di Hannover. L’investimento del colosso cinese è di 20 milioni spalmati in cinque anni, quello della regione è di 3 milioni. I numeri sono sicuri, perché a fornirli è l’allora assessore al Bilancio della giunta Pigliaru (Centro sinistra) Raffaele Paci (La Nuova Sardegna, 8 dicembre 2018). Nel 2018 viene rinnovato il memorandum, sempre Pigliaru regnante per dirla in latino.

Il nuovo governo regionale di centrodestra, guidato dal sardista Christian Solinas, nasce nella prima metà del 2019 e non sembra porre in dubbio gli accordi e le relazioni con Huawei. Anzi, a Sinnova 2019 l’assessore al Bilanco Giuseppe Fasolino annuncia il rilancio: «I progetti sono quelli di iniziare subito con altre due città medie della Sardegna». Queste dichiarazioni risalgono all’autunno del 2019, da allora non si è saputo più nulla. Certo, i tempi di questi progetti possono essere molto lunghi, ma all’inizio di luglio succede qualcosa, un piccolo terremoto che rivoluziona CRS4.

Al vertice di CRS4 viene nominato come amministratore unico Giacomo Cao, che è anche il presidente del Distretto AeroSpaziale Sardo. Il Dass gestisce progetti per decine di milioni di euro insieme ad aziende chiave del settore della Difesa nell’area Nato. Questa attività si può conciliare con la partnership fra Huawei e il CRS4?

Il primo protocollo d’intesa fra la Regione e Huawei era stato firmato nel 2016, ultimo anno di mandato per il consiglio d’amministrazione eletto nel 2014. Poco tempo dopo viene nominato dal socio unico di CRS4, la società pubblica Sardegna Ricerche, il nuovo cda che, come sappiamo, nel 2018 rinnova l’accordo con Huawei. Il nuovo Cda era composto da tre membri: due venivano dal precedente consiglio, si tratta della presidentessa Annalisa Bonfiglio, ordinaria di Bioingegneria elettronica e informatica presso l’Università di Cagliari, e Elisabetta Mallus, funzionaria della Regione. Il terzo componente invece era Mario Mariani, imprenditore cagliaritano, fondatore di Net Value, società cagliaritana che stimola e finanzia progetti di innovazione che per anni ha ospitato le scuole di formazione di Huawei nell’isola ed ha funzionato un po’ come una sede di rappresentanza del Joint Innovation Center, partner del fondo di investimenti tecnologici United Ventures, e con un passato tra il 1998 e il 2008 in Tiscali. Nel 2020 il mandato del Cda scade, sarebbe lecito aspettarsi un rinnovo visti i buoni risultati ottenuti con la partnership tra CRS4 e Huawei, invece così non è.

Il 19 settembre 2019, Sardegna Ricerche era stata commissariata dalla Regione. Alla guida della società viene nominata – con il compito di traghettare la società per un periodo massimo di sei mesi, fino all’individuazione del nuovo direttore generale tramite procedura a pubblica evidenza – la dirigente regionale Maria Assunta Serra. Che la Regione Sardegna abbia delle difficoltà croniche a rispettare le scadenze, non è certo una novità. Infatti oggi, quasi un anno dopo la nomina, la Serra siede ancora sulla poltrona di commissaria straordinaria, l’inarico è stato prorogato con una delibera di Giunta del 17 marzo, e non risulta alcuna procedura pubblica per la scelta del nuovo direttore generale. La commissaria non si limita all’ordinaria amministrazione: il 9 luglio scorso decide di sostituire il Cda di CRS4, il cui mandato era ormai terminato, con un amministratore unico che dovrebbe restare in carica per dodici mesi, salvo proroghe, non certo infrequenti nel sistema Regione. Si tratta di Giacomo Cao, ordinario di Ingegneria chimica presso l’ateneo cagliaritano. Non certo un nome ignoto, per il mondo della ricerca pubblica sarda, dato che Cao è da anni il presidente del Distretto AeroSpaziale della Sardegna, un consorzio pubblico-privato che gestisce progetti da decine di milioni di euro. Sul Dass torneremo nelle prossime puntate di questo racconto, ma per ora alcune cose vanno messe in evidenza. Intanto, fra i soci del consorzio ci sono aziende private e pubbliche con un ruolo strategico nell’industria militare italiana e occidentale, legate a doppio filo con la Nato: Avio e Vitrociset sono solo alcuni dei nomi, i più grossi, ma il Dass collabora anche con colossi pubblici del settore aerospaziale (che include anche la Difesa aerea) come Leonardo e Airbus. Il distretto è di casa nel bel mezzo del Poligono di Quirra, dove da poco Avio ha riceuvuto il via libera regionale per un impianto di sperimentazione sui propulsori dei missili da 33 milioni di euro, finanziati anche dalla Regione.

Cao, in questo momento, sembra trovarsi nella classica posizione di chi ha i piedi in due staffe. Di due cavalli diversi, ovviamente. Sul lato CRS4 c’è il progetto Smart & Safe Cities con Huawei; su quello Dass ci sono i progetti che coinvolgo l’apparato industrial-militare della Nato. Come è facile intuire, cavalcare due cavalli contemporaneamente non è fra le imprese più semplici, il rischio è quello di perdere il controllo di entrambi i destrieri. Il compito si rivela ancora più arduo, se si pensa che i due cavalli corrono in direzioni diametralmente opposte: verso l’Estremo Oriente quello del CRS4, in direzione dell’Atlantico quello del Dass. A meno che la nomina di Cao al vertice di CRS4 non sia il preludio a un cambio di direzione che, seguendo la tendenza che sembra imporsi in tutti i paesi occidentali, porti all’estromissione di Huawei e alla ricerca di nuovi partner, stavolta più consoni alla collocazione geopolitica della Sardegna, per i progetti di sperimentazione sulla digitalizzazione urbana e sul controllo sociale.

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