27 milioni dalla Regione per il Grande Fratello Sardo

Una rete che colleghi tutte gli impianti di videosorveglianza dei comuni sardi a una centrale operativa, un esperimento che richiama alla mente immagini da Grande Fratello, ma soprattutto una spesa ingente di denari pubblici. La cifra è impressionante, si parla di 27 milioni di euro dilapidati dalla Regione Sardegna per costruire questo enorme Panopticon formato Sardegna. Una scelta bipartisan, partita con la Giunta Pigliaru nel 2015 e portata avanti con convinzione da quella Solinas. Con l’avvallo, s’intende, di tutte le forze politiche che hanno fatto parte delle due maggioranze che si sono succedute in Regione negli ultimi anni. Le stesse che poi, in favore di telecamere, macchine fotografiche e con prolissi comunicati stampa, si chiedono come mai non si trovino le risorse per completare le incompiute della rete infrastrutturale sarda. Nella giornata di ieri con la firma di un protocollo d’intesa fra la Regione e la Prefettura di Cagliari, si è passati allo step successivo del progetto che punta a omologare i sistemi di videosorveglianza presenti nei 377 comuni dell’isola: l’obiettivo finale è collegare tutto quanto a quello che viene definito «Nodo centralizzato di controllo e supervisione delle reti di sicurezza».

I protagonisti della cerimonia di firma, il prefetto di Cagliari Bruno Corda e l’assessora regionale agli Affari Regionali (con un passato in Forza Nuova) Valeria Satta, si mostrano molto orgogliosi nelle dichiarazioni riportate sui quotidiani e i siti d’informazione sardi. La Sardegna, infatti, è la prima regione a firmare un simile protocollo con il ministero dell’Interno.

I soldi, manco a dirlo, li mettiamo tutti noi. Noi sardi, con uno stanziamento da 27 milioni di euro divisi in tre tronconi. Una cifra mostruosa, basti pensare che la Regione spenderà 45 milioni per cercare di sbloccare le incompiute nei progetti comunali. Fra i protagonisti dei precedenti accordi sulla videosorveglianza, anche l’ANCI sarda.

Sarebbe certamente curioso avviare una procedura pubblica di verifica dei risultati ottenuti con questi finanziamenti. E vedere se la diminuzione dei tassi di criminalità, già bassi in tutta l’isola, ci sia effettivamente stata e se la sua entità giustifichi simile spesa. Ma possiamo stare tranquilli che non accadrà.

Ciò che è sicuro è che siamo di fronte a una sottrazione ingente di risorse alle altre voci del bilancio della Regione. Voci che, probabilmente, se ben finanziate potrebbero contribuire alla risoluzione di problemi cronici della società sarda fra i quali, sicuramente, non ravvediamo quello di un alto tasso di criminalità.

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