Sardegna ed Emirati, un abbraccio sempre più stretto in barba a etica e politica

Tra viaggi su Marte ed esportazioni di bombe, si stringono sempre di più i rapporti tra Sardegna e Emirati Arabi Uniti, senza che nessuno, nelle stanze del potere isolane o nei centri decisionali della ricerca pubblica, si ponga il benché minimo problema etico. Ma tant’è: Parigi val bene una messa e Abu Dhabi val bene qualche bimbo yemenita sulla coscienza. Almeno fino a quando non ci si renderà conto che da decenni si foraggiano delle monarchie assolute che non appena ne avranno la possibilità, non si faranno certo problemi a rivolgere le loro mire in direzioni più fastidiose per le distratte coscienze occidentali, come in fondo ha già iniziato a fare la Turchia, i cui rapporti con la Grecia sono sempre più tesi.

RWM minaccia la chiusura, per ripartire pretendono lo sblocco delle forniture di armi a Emirati Arabi e Arabia Saudita

Ne dà notizia stamattina “La Nuova Sardegna”: dalla proprietà della fabbrica di bombe dell’Iglesiente è ripartita la solita cantilena, quelle minacce di chiusura che si susseguono ormai da tempo e che però non sembrano avere ripercussioni sui progetti di espansione della fabbrica, depositati presso il Comune di Iglesias e contrastati dai comitati che si oppongono con un ricorso al Tar. 80 dipendenti a tempo non vedranno il rinnovo del contratto, altri 90 finiranno in cassintengrazione a partire dal primo agosto. Il punto sta, secondo quanto afferma la Rwm, nel blocco di 18 mesi imposto dal Parlamento all’export di armi verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – i due paesi in prima fila nella guerra in Yemen, che portano avanti proprio grazie alle bombe sarde, i cui resti sono stati ritrovati anche nei luoghi di massacri di civili – e che scadrà nel prossimo autunno. Questo fatto avrebbe bloccato una commessa da 415 milioni di euro, la più grossa della storia italiana per quel che riguarda il commercio di armi, firmata nel 2016 e autorizzata dal governo Renzi, determinando poi la presunta crisi aziendale, con Rwm che annuncia lo stop di qualsiasi produzione nello stabilimento di Domusnovas. Tutto da dimostrare alla prova dei fatti, dato che già in passato ci sono stati annunci di questo tipo con minacce che non hanno avuto seguito. Il Comitato Riconversione Rwm, per esempio, non è mai stato molto convinto di queste posizioni: «L’azienda che proclama di essere in crisi ha proseguito i lavori di ampliamento in pieno periodo di emergenza coronavirus – scrivevano in un comunicato del giugno scorso -. Stando ai bilanci, l’azienda ha aumentato fatturati e profitti. Si lamentano del blocco provvisorio delle esportazioni di bombe, utilizzate per massacrare la popolazione civile dello Yemen, ma evidentemente prevedono un imponente aumento delle esportazioni in futuro». Il messaggio che arriva dall’impresa tedesca comunque è chiaro: l’Italia riapra all’export verso i paesi arabi in autunno. E chissenefrega del fatto chela guerra in Yemen stia massacrando da anni milioni di civili.

Gli Emirati Arabi Uniti volano su Marte, con il contributo della Sardegna

Ma i rapporti fra Sardegna ed Emirati non si fermano all’indecente commercio di bombe. Ieri la monarchia assoluta del Golfo arabico ha raggiunto un importante primato: è diventata il primo Paese arabo a lanciare una sonda verso Marte. Gli scopi, ovviamente, non sono solo scientifici: gli EAU guardano anche al prestigio che questa mossa gli può valere dentro il contesto arabo e poi, inutile negarlo, i soldi non gli mancano. Nella missione ricopre un ruolo di primo piano anche il Distretto AeroSpaziale della Sardegna, consorzio pubblico-privato partecipato anche dalla Regione e dai due atenei isolani, presieduto da Giacomo Cao, ordinario di Ingegneria chimica a Cagliari e da poco nominato amministratore unico di CRS4 (Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna). Il DASS, infatti, è proprietario di un brevetto legato alla tecnologia impiegata dalla sonda per lo studio delle componenti ambientali marziane e a quella per le comunicazioni satellitari. Il progetto, in totale, vale 120 milioni di dollari, stando a quanto comunicavano a febbraio 2019 le aziende e i consorzi italiani coinvolti.

Gli Emirati Arabi Uniti sono un paese che si fonda sullo sfruttamento di forza lavoro priva di molti diritti. Su una popolazione di quasi 10 milioni di abitanti, solo 1 milione circa ha la cittadinanza.

E l’etica? Dimenticata

Insomma, la Sardegna sembra quasi essere una terra di conquista per i Paesi che cercano di ricavarsi un posto, a suon di miliardi, nello scacchiere internazionale. Paesi in conflitto fra loro, come gli Emirati e il Qatar, padrone di quella Costa Smeralda su cui i primi non hanno mai nascosto mire ed interessi. Come la Cina e gli Stati Uniti sulla questione del 5G, come raccontiamo in questo articolo. Alla fine dei conti, i rapporti tra l’isola e gli Emirati non si limitano all’affiliazione del campione di ciclismo Fabio Aru nella squadra sponsorizzata con i petroldollari emiratini. Ci sono questioni un po’ più grosse, e pesanti. Che spesso coinvolgono anche milioni di civili innocenti, vittime di repressione e sfruttamento quando non di bombardamenti criminali. Ma si sa, il denaro non puzza. E nei laboratori delle Università sembra essere passata di moda la preoccupazione per le implicazioni etiche del proprio lavoro.

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